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I testi sono frutto della scrittura stenografica e possono presentare alcune incoerenze vista la riproduzione in tempo reale del parlato. Ce ne scusiamo e chiediamo di comprendere le eventuali imprecisioni.

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Laura Raffaeli

Laura Raffaeli: Io ho perso la vista, non posso avere quello che avevo fino a due minuti prima dell’incidente, potevo entrare in qualsiasi sala avere la fruibilità di un film, all’ora che volevo, soprattutto potere partecipare a quello che poi c’è intorno a un film, che è comunque anche tutto il discorso dei social comprende.
L’accessibilità che avete visto, vi spiegherò cos’è. Va capito, io come faccio ad avere oggi un film se non posso vedere le immagini? C’è una voce che sento dal mio auricolare e che man mano che il film va avanti mi descrive quelle scene che non sono parlate. Spesso in un film, solo la fotografia di una scena potrebbe essere la chiave che ne so di un giallo, se non vedo quella immagine potrei non capire nulla di quel film, avere questa possibilità che prima avevamo con metodi che adesso sono stati abbastanza superati, quelli di una cuffia, comunque veniva tutto sincronizzato, dal 2011, grazie a queste nuove tecnologie possiamo scaricarci questa app, che ci dà la possibilità di, sempre se l’opera e l’audio e originale si sincronizza, ho sentito il film l’altro giorno, insieme all’amica sono entrata in sala con l’amica che vede, il film dei Taviani, mi sono sincronizzata con il mio i-phone ho sentito tutta la audiodescrizione caricata su questa app. Questo il procedimento che bisognerebbe fare, credo spero un po’ per tutto il cinema e anche la tv.
Nonostante le ore di audiodescrizione tutta l’offerta non ce l’ho più, e come me tante altre persone. Non so se è chiara la situazione della accessibilità intesa come ausilio.
Posso avere la possibilità di partecipare a un momento di cultura, quale è anche il cinema, potere dire questo film mi è piaciuto o non mi è piaciuto, tutto questo non si può più fare.
Abbiamo una app dal 2011, Cinemanchìo ha preso le redini di un grande lavoro già iniziato con Stefano e me con le nostre rispettive associazioni, Blindsight project con cui abbiamo realizzato i primi progetti. Dal 2009 al 2017, adesso ho spiegato, poi gli altri parleranno più nei dettagli di questo nostro progetto, di quello a cui, l’obiettivo a cui si vuole arrivare.
Naturalmente la sottotitolazione e l’audiodescrizione sono due cose banali che però cambiano la vita di un ragazzo che può comunicare e sentirsi più incluso nella sua classe se c’è un film che va di moda, un telefilm che va di moda. Io e tutte le altre persone possiamo dire di potere essere incluse anche in un discorso culturale, perché tagliarci fuori dalla tv e dal cinema significa escluderci da una grande parte di quella offerta culturale che ogni anno, tra l’altro, abbiamo in Italia.
Credo di avere spiegato in maniera abbastanza accessibile ai normo, come dico io, la accessibilità di un film, è abbastanza semplice.
Per noi basta avere questa cosa. La cosa fondamentale da capire è anche che io non devo avere più l’obbligo della cuffia, quindi in quell’orario e in quella sala, con queste nuove app, soprattutto con movie reading che stiamo usando anche al festival con ottimi risultati, posso andare allo spettacolo che scelgo, se quel film esce dal festival e va al cinema posso usufruirne anche lì. Importante in tv, su RAIreplay. L’importante è che questo film all’origine dovrebbe comunque arrivare già qui accessibile.
Un po’ come vuole la convenzione delle nazioni unite per le persone disabili, è quasi grottesco citarla ancora, l’abbiamo ratificata in Italia da un decennio e sarebbe importante applicarla soprattutto nella cultura.
Credo di avere detto un po’ di tutto anche se velocemente, il tempo non è tantissimo, quindi ringrazio ancora tutti e passo la parola a Stefano.

Pierpaoli: grazie Laura. C’è un posto qui… Grazie a tutti di essere venuti, abbiamo voluto iniziare questa tavola rotonda con una dimostrazione di quello che è un film sottotitolato e audiodescritto, ricordiamo a tutti che il progetto di Cinemanchìo si rivolge anche ai disabili cognitivi, con proiezioni che stiamo realizzando da quest’anno in tutta Italia con l’adattamento di ambiente per rendere possibile soprattutto ai bambini, perché il film entra in maniera decisiva nel processo evolutivo dei minori, ma con il tempo vogliamo realizzare queste proiezioni per tutti i disabili intellettivi attraverso una serie di ausili e di forme di accoglienza, quindi di adattamento di ambiente che permettano l’accesso a queste centinaia di migliaia di persone in tutta Italia. Abbiamo voluto iniziare con la testimonianza di Laura Raffaeli, con cui lavoriamo da decenni, abbiamo promosso tante iniziative su queste tematiche in questo settore e questa sera per la prima volta cerchiamo di aprire un canale di comunicazione, di confronto con il mondo del cinema in maniera autorevole e per fare sì che questa proposta che noi stiamo avanzando in tutto il paese diventi sempre di più un vero e proprio percorso culturale.
Perché quello che a noi preme di più, se la barriera maggiore che dobbiamo superare è quella culturale, è il mondo della cultura e quindi l’offerta e la fruizione culturale che deve entrare decisamente in campo per rendere possibile l’accesso, la fruizione e quindi tutte le forme di inclusione sociale che la proiezione culturale consente. Il primo confronto è stato con la Direzione Generale cinema del Mibact, dalla quale abbiamo ottenuto una buona disponibilità, abbiamo riconoscimenti da parte della Direzione cinema e per parlarci un po’ dell’ambiente legislativo, delle possibili, dei possibili sviluppi che si possono ottenere con la collaborazione con l’istituzione principale culturale in Italia, è con noi Bruno Zambardino che ringraziamo, consulente diretto del Direttore Generale Borrelli e che tra l’altro ha scritto un volume di riferimento per il mondo del cinema, molto seguito, l’altro giorno con interesse l’ho seguito in occasione di una conferenza sul futuro dell’audiovisivo in Italia.

Zambardino: grazie. Grazie per questo invito, porto i saluti della dottoressa Chiara Fortuna, che è stata invitata per conto della Direzione Generale, è influenzata, all’ultimo cercherò di sostituirla degnamente.
Sì, il primo elemento secondo me positivo è sicuramente legato a una serie di riferimenti a questa tematica che sono contenuti all’interno della Legge Franceschini. Come sapete tutti sia nell’articolo tre della Legge, quello che prevede una serie di principi generali è proprio indicato in modo esplicito che il ministero promuova e favorisca, leggo testualmente, la più ampia fruizione del cinema e dell’audiovisivo tenendo conto delle specifiche esigenze delle persone con disabilità secondo i principi stabiliti dalle convenzioni sottoscritte in Italia in materia, qui la concezione che citava Laura Raffaeli. Per conto della Direzione Generale cinema seguo anche tutti i dossier che sono a livello europeo, comunitario in questo momento in fase di negoziazione.
Forse può essere utile anche segnalare che ci sono ben due dispositivi in questo momento a livello comunitario che toccano il tema dell’accessibilità, un atto verticale, che deve essere un regolamento che deve essere varato, che sta richiedendo tanto tempo per affinare tutte le misure, proprio perché occorre in qualche modo bilanciare gli interessi primari e le esigenze di tipo sociale de accessibilità richiamate dalle convenzioni internazionali, con quelle che sono anche vincoli da un punto di vista degli oneri di chi queste misure deve poi applicare.
Poi ne sieste un altro dispositivo, all’interno della direttiva servizi audiovisivi, la Legge madre a livello comunitario che regola il nostro settore, c’è questo articolo 7 sulla accessibilità che è tuttora in fase di discussione.
C’è una sorta di contrapposizione anche abbastanza netta tra la posizione del parlamento europeo, che è molto più vincolante da un punto di vista degli oneri da imporre alle imprese nel settore in tema di accessibilità e il consiglio e la commissione europea che invece optano per un approccio più gradualistico, diciamo così, e non rigido come il parlamento europeo.
Questo è un dibattito che tocca da vicino anche il recepimento di questa direttiva sia a livello di decreti che di Legge nazionale.
Tornando invece alla Legge Franceschini esiste anche l’articolo 12, che è più importante per le imprese del settore perché è quello che disciplina le risorse a disposizione della intera filiera del settore, 400 milioni di euro, e ancora una volta leggo testualmente: al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi indicati nel presente articolo, l’allocazione delle risorse e favorire la massima diffusione delle opere, le disposizioni tecniche applicative, tutti i decreti, anche su richiesta del consiglio superiore, e sulla base di principi di ragionevolezza, proporzionalità, e adeguatezza, prevedono, tra le varie cose, che il riconoscimento degli incentivi e dei contributi sia subordinato, tra le varie cose, anche a specifiche esigenze delle persone con disabilità con particolare riferimento all’uso di sottotitoli e audiodescrizioni. Questa è la Legge madre, varata dal parlamento.
Da quella non si scappa. Questo vuole dire che in tutti i decreti attuativi che la Direzione Generale cinema ha predisposto e poi a seguire i bandi che sono già online, alcuni, queste norme sono previste.
Parliamo del piano straordinario del patrimonio, anche lì i requisiti di a pena di inammissibilità, decadenza del beneficio le opere, il materiale, devono essere digitalizzate in modo da consentire la fruizione da parte delle persone con disabilità, ancora una volta, anche mediante l’utilizzo di sottotitoli e audiodescrizione. Qui vedo diversi esercenti, anche in questo caso. Eccolo qua, sempre a pena di inammissibilità, decadenza, tutti i lavori che possono essere richiesti previsti 30 milioni di euro, piano straordinario per quest’anno, devono rispettare i requisiti di accessibilità dei soggetti portatori di handicap motorio, e venga adeguata in concomitanza con i lavori per i quali si chiede il contributo in questo caso credo imposta, venga adeguata alla fruizione delle persone con disabilità.
Potrei andare avanti con tutti i decreti.
Ovviamente c’è anche un tema che è quello di utilizzare principi di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza.
Credo che questo sia un impegno comune di tutta la filiera, quindi quando giustamente gli esercenti si vedono arrivare un decreto che prevede questo tipo di oneri lo giustamente dicono: sì, ma l’accessibilità deve essere a monte, all’origine. Riguarda i distributori, i distributori i produttori.
Deve essere aperto un tavolo tecnico, le associazioni di categoria con la massima presenza delle istituzioni anche, per capire dal punto di vista della fattibilità tecnica, cosa è possibile fare e con quali principi anche di ragionevolezza e proporzionalità. Il ministero ha una Legge da rispettare, fa rispettare, credo che sia importante trovare anche in questo caso ragioni di buonsenso, per noi tutti questi provvedimenti prevedono tra i costi ammissibili anche questo tipo di utilizzo di tecnologie, quindi per me è fondamentale dal punto di vista del ministero che ci sia un dialogo tra tutti i pezzi della filiera, un confronto con le associazioni che rappresentano questa fascia così importante della nostra popolazione per arrivare a fare un salto di qualità anche nel nostro paese.
Chiudo dicendo che anche l’ultimo contratto di servizio RAI prevede norme ancora più stringenti da questo punto di vista, quindi non riguarda solo il pezzo della filiera cinematografica ma anche l’intero comparto audiovisivo.

Pierpaoli: grazie dottor Zambardino. Farò solo il moderatore questa sera, mi permetto di fare un passo indietro rispetto a quello che correttamente diceva il dottor Zambardino nel suo intervento, perché siamo stati noi che abbiamo chiesto di fare inserire delle norme nei prossimi bandi sulla accessibilità facendo riferimento, come lei citava giustamente, alla Legge e agli articoli di Legge che espressamente obbligano un cambio di Direzione e una maggiore attenzione nei confronti degli strumenti tecnologici di accessibilità e avevamo segnalato alla Direzione cinema proprio, c’era stato un piccolo cortocircuito nella formulazione del decreto attuativo perché venivano citati gli esercenti come i fautori dell’accessibilità e noi avevamo segnalato che questa è un’azione che deve essere svolta a monte in fase di post-produzione.
Rispetto al confronto con tutte le categorie della filiera io posso dire che l’ANICA ci ha dato assicurazione che presso di loro verrà formato un tavolo al quale parteciperanno tutti i rappresentanti della filiera stessa, naturalmente anche della Direzione cinema, all’interno del quale noi cercheremo di formulare le migliori soluzioni in maniera non traumatica, perché ci rendiamo conto che è un processo che deve essere realizzato in un tempo abbastanza diluito, per noi rimane fondamentale che questo confronto parta fin da subito perché la proposta di accessibilità che noi abbiamo rivolto al ministero, in particolare al ministro Franceschini, con un vero e proprio progetto organico rispetto al mondo del cinema, è stata formulata già da otto mesi. Verosimilmente noi desidereremmo che i primi risultati si vedessero nel 2018.
Muovendoci subito riusciremo a realizzare l’accessibilità per molti film già nei primi mesi del 2018. Questo ce lo auguriamo in funzione di questo tavolo di lavoro importantissimo per noi, per il mondo del cinema e per quel salto di civiltà che deve fare il nostro paese.
Questa era una precisazione storica rispetto a quello che è avvenuto in questi mesi. La ringraziamo molto, ringraziamo la Direzione Cinema, la Dottoressa Chiara Fortuna, la Dottoressa Troccoli e il Direttore Borrelli al quale rivolgiamo un saluto e speriamo di vederlo quanto prima.
Sulla base di queste prime importanti indicazioni che ci vengono dalla Direzione cinema, abbiamo il piacere di avere tra noi questa sera Rita Borioni, Consigliera di Amministrazione RAI, ma soprattutto ci tengo a sottolinearlo storica dell’arte, docente di legislazione dei beni culturali e ricercatrice su molti aspetti dei processi culturali in Italia non ultimo quello cinematografico della produzione e della distribuzione.
A Rita Borioni vogliamo chiedere quali possono essere i possibili scenari che nel tempo si possono realizzare in questo ambito su queste tematiche.

parla-rita-borioni-rai_38213552782_oBorioni: buonasera a tutti. Quali saranno gli scenari che si potranno realizzare è difficile dirlo. Oggettivamente le tecnologie e le nuove tecnologie ci fanno sentire sempre un po’ indietro e siamo sempre un po’ stupiti da quello che, da quanto si diffondono e quali risvolti hanno anche per la vita quotidiana di tutti noi. Laura parlava di una app in un telefonino che ha di fatto cambiato decisamente il modo di vedere, di andare al cinema per chi non vede.
Era probabilmente abbastanza impensabile appena quindici anni fa.
Molto brevemente, siccome Zambardino ha parlato del nuovo contratto di servizio, vorrei dirvi, assolvere al mio compito di consigliere, tra gli obblighi contenuti nel contratto di servizio, vale a dire quel documento che stabilisce gli obblighi del servizio pubblico, del concessionario di servizio pubblico nei confronti dello stato italiano, i diversi obblighi ci sta un comma otto, di un articolo che se… Non vi importa, l’articolo 23, che parla di persone con disabilità, dice che la RAI è tenuta a sottotitolare almeno l’80% della programmazione delle reti generaliste, tutta la programmazione tra le sei e le ore 24, tutte le edizioni dei tg1, 2 e 3, nelle fasce orarie pomeridiane e serali. Tradurre in lis un’edizione al giorno di tg1, due, tre, assicurando la copertura di fatte le fasce orarie. Assicurare l’accesso alle persone con disabilità visibili ai più popolari eventi istituzionali e sportivi, attraverso un ampliamento delle audiodescrizioni, estendere la fruibilità della visione regionale, un auspicio più che un obbligo, promuovere la ricerca tecnologica per favorire l’offerta multimediale per le ridotte capacità… In collaborazione con enti, istituzioni e associazioni del mondo delle persone con disabilità, lettera, f, un piano di intervento per sviluppare sistemi atti alla fruizione di programmi televisivi da parte di persone con deficit sensoriali.
Una bozza di contratto di servizio, alla versione finale se tutto va bene, avremo qualcosa di più, piuttosto che qualcosa di meno di quello che c’è scritto qui.
La RAI ha un impegno che più che rispetto a questi temi, Leggevo, mi è stato mandato qualche giorno fa una cosa molto interessante sul museo della televisione di Torino dove sono stati fatti percorsi pensati sia per non vedenti che per non udenti, per fare fruire a pieno l’intero museo della televisione. Con un lavoro fatto devo dire, almeno da come l’ho visto io, erano una serie di slide, con dedizione e attenzione, è una cosa che troviamo forse fatto con tanta attenzione per la prima volta in un museo italiano. Conosco bene i musei italiani, ne conosco tanti, non li conosco tutti, sono infiniti, ma se si omette qualche singolo caso, quello di ancona, non c’è una grande attenzione per chi può fruire il patrimonio culturale in maniera differente da quella dei normodotati, diciamo così.
Il che è abbastanza, come dire, da un lato incredibile, dall’altro abbastanza paradossalmente prevedibile, considerato che le persone con disabilità sono uscite nella coscienza collettiva da uno stato di invisibilità quasi, in questo paese solo da poco tempo, non si pensava al fatto che potessero voler godere di quello di cui godono tutti. Siccome sono convinta che i diritti sono tali soltanto se riguardano tutti altrimenti sono privilegi di pochi gruppi, sono convinta che sia un tema che rispetto alla accessibilità alla cultura in senso largo in questo paese, e quindi non solo rispetto al cinema, ma penso al patrimonio culturale, sia un tema tutto da scoprire.
Fermo restando che il tema della accessibilità alla cultura anche per i normodotati in questo paese ha ancora tutta una serie di ostacoli.
Questa mattina stavo scrivendo una cosa per una piccola rivista per la quale scrivo abbastanza spesso, vi sembrerà che non c’entra niente, abito vicino porta maggiore, un luogo molto trafficato di questa città, ci vivo da tanto tempo, se fate il giro, è un luogo meraviglioso in teoria, una porta romana mi pare del 52 dopo cristo con il Sepolcro di Eurisace, nell’antichità, accanto abbastanza invisibile c’è una cosa meravigliosa che è la basilica neopitagorica, se voi girate lì intorno non c’è scritto da nessuna parte cos’è quella roba.
Non c’è un qualunque genere di targhetta, targa che vi dica: questa è la porta maggiore, la porta labicana dove convergevano le due strade che venivano da sud, queste le mura aureliane, anche l’acquedotto romano, non c’è scritto da nessuna parte.
Riflettevo sul fatto che quanto quello sia una parte negata di patrimonio, se si è normodotati e in qualche modo non si ha una conoscenza appena più, un po’ più alta di quello che c’è intorno, se non si è degli esperti della materia quella è una cosa negata, è cultura negata. Quella piazza è un luogo dove passano le macchine, si scende per prendere un autobus, se ne lascia uno e si sale su un altro, nessuno quel luogo lo guarda.
In quel posto, come in tanti altri luoghi di Roma, siamo tutti non firstvedenti, nessuno la guarda più.
Allo stesso modo di questi esempi ce ne sono tantissimi in questo paese e in questa città.
Io credo che sia una svolta culturale iniziare a pensare che tutti i cittadini, a prescindere dalla loro dotazione di sensi e dalla loro dotazione di preparazione e di conoscenza culturale, debbano essere dati gli strumenti per conoscere semplicemente.
L’audiodescrizione, per esempio, la trovo affascinante, sono una grandissima, c’è una cosa che ascolto adoro, ascoltare la radio, ascoltare un programma che è quello della domenica che fa Hollywood Party, in cui raccontano i film, con ampi pezzi di film che viene, brani che vengono, brani di film e il racconto del film.
Credo che debbano essere dati a tutti quanti quegli strumenti per la scoperta delle cose semplicemente.
Lo fa la RAI? La RAI è dentro questa cultura quindi mi fa, mi è dispiaciuto vedere che questo è tra gli obblighi del servizio pubblico nei confronti di una categoria. Capisco che è un contratto di servizio, quindi devono essere elencate le cose che bisogna fare veramente, che non si può non fare.
Però questo è forse uno dei privilegi del servizio pubblico, come può essere un privilegio usare la rete, usare, noi abbiamo un bellissimo portale nel quale si può rivedere quello che non si è visto, ma nel quale, per esempio, si dovrebbe potere rifruire tutto ciò che non si e è potuto fruire con l’audiodescrizione ex-post, in cui possa essere fruito tutto quanto sottotitolato.
Credo che questo debba essere uno dei doveri sicuramente uno dei privilegi del servizio pubblico che deve essere un passo avanti, anche due, eventualmente, rispetto al resto dell’offerta, non è semplice, siamo tutti dentro la RAI, esattamente dentro quella cultura di cui parlavo prima.
Cerchiamo di uscirne? Io ci provo, non sono l’unica evidentemente, il lavoro che fanno Stefano, Laura, e tante persone penso che sia straordinario perché è di ispirazione e ti fa riflettere su tutta una serie di cose che abbiamo, io personalmente, avevo, mi sembravano automatiche, ma il pensiero dell’accessibilità alla cultura come diritto di tutti, a prescindere dalla dotazione sensoriale e dalla dotazione culturale, credo che sia uno dei temi che in questo paese dovrebbe essere, dovrebbe diventare o anche della dotazione linguistica.
Scusate, poi chiudo, abbiamo un altro grande problema, è una grande opportunità, migliaia e migliaia di persone che arrivano in questo paese parlando sì e no un po’ di francese e inglese, ai quali dobbiamo mettere a disposizione il nostro patrimonio, come lo mettiamo a disposizione di tutti gli altri. Dobbiamo condurli nella nostra cultura, accompagnarli dentro. Anche quello è un tema di accessibilità.
Mi fermo qui, vi ringrazio moltissimo per l’attenzione.

Pierpaoli: grazie a Rita Borioni che con il suo intervento in realtà introduce la seconda sezione di questa tavola rotonda. Abbiamo voluto dividere in tre parti, una prima parte più istituzionale in qualche modo. Una seconda parte più artistica, di chi fa il cinema nel vero senso della parola con Roberto Perpignani, che è un grande montatore italiano, docente di cinematografia per tanti anni al centro sperimentale e con Alberto Simone, regista in rappresentanza della associazione dei centoautori.
L’ultima parte sarà dedicata a chi il cinema lo propone nelle comunità, nelle nostre città.
Gli esercenti, i rappresentanti degli esercenti, abbiamo il piacere di avere Giorgio Ferrero, Presidente vicario dell’ANEC. E Marco Asunis della FICC.
Colgo l’occasione per ringraziare della loro presenza i rappresentanti dell’Ente Nazionale Sordi Provinciale, buonasera Roberto Speziale, Presidente ANFFAS, Benedetta De Martis, Presidente ANGSA, Francesco Fratta, rappresentante Uici onlus, e Antonio Cotura Presidente della FIADDA Onlus al quale dobbiamo anche la sottotitolazione con stenotipia di cui godiamo questa sera. Grazie Antonio.
Per quanto riguarda le interpreti lis, la federazione first è presente anche.
Federazione italiana rete e sostegno, tutela delle persone con disabilità.
Adesso io cedo la parola a Roberto Perpignani che anche tecnicamente sa come si realizza, come si mette in un film la sottotitolazione e l’audiodescrizione, ma soprattutto ci dà le suggestioni più forti, più importanti per capire gli spazi artistici e culturali di questo percorso.

Perpignani: buonasera. Sono stato introdotto come montatore cinematografico e insegnante, dunque deriva un po’ da lì la ragione per la quale sono qua stasera.
Ma anche c’è qualcosa in più. Personalmente ho sviluppato e maturato. Insegno da 40 anni al centro sperimentale, sono montatore da 55, ha messo insieme un po’ di riflessione più che di esperienze.
Una delle riflessioni è stata quella di cercare di vedere che cosa il cinema contiene, cosa il cinema porta e cosa in qualche modo lascia fuori.
Il cinema, ovvero la rappresentazione per immagini e suoni è un meraviglioso linguaggio regalato alla cultura del ‘900 e poi oltre.
Ne derivano una quantità di variabili, e proprio su queste stavo cercando di riflettere dal momento in cui ho sentito che il cinema si stava schematizzando.
Dunque mi è venuto in mente che il cinema ha una forma schematicamente che si può definire come gerarchica. Si parte da un testo, il testo viene trasposto poi in messa in scena, i materiali raccolti audiovisivi vengono gestiti in post-produzione dai montatori e dai diversi collaboratori. Poi per necessità si passa al suono e poi per un’altra necessità schematicamente concepita si passa alla musica.
Mi sembrava così riduttiva la cosa perché ognuna di queste componenti è una componente non solo a se stante ma che intende dialogare e portare proprio delle specifiche possibilità e capacità espressive.
Mi piacerebbe partire dalla musica per potere avere una immagine e ragionare con i giovani come faccio spesso per potere dire che da un suono nasce un’emozione, una sensazione, nascono dei percorsi immaginativi.
Vengo adesso da un incontro delle scuole del cinema del mondo a Zurigo, dove per quattro giorni ho assistito a una serie di interventi su cosa, di cosa si devono occupare oggi le scuole del cinema, viene fuori la tecnologia, il fatto che non si può continuare con gli scemi pregressi.
Nello schema pregresso c’è la sapienza, negli schemi evolutivi bisogna portarci dentro tutto il sapere espressivo, ma in una parola sola “culturale”.
Io sono anche Presidente della federazione e delle associazioni professionali del cinema e mi piace offrire alla realtà sociale le sapienze delle diverse professioni del cinema, perché ognuna di queste sviluppa e dà senso, costruisce nell’insieme, tutte insieme, quel risultato che è appunto il risultato della comunicazione compiuta.
Nello stesso tempo mi è venuto in mente di avere bisogno di guardare oltre, perché è come se ciò che sappiamo già appartiene a quello che in qualche modo ci chiede di essere incrementato e di essere portato a una nuova forma di riflessione.
Stavo pensando a un centro di studi sul linguaggio, delle immagini e dei suoni perché ci possa essere una osmosi nuova tra le diverse forme della sensibilità, le diverse forme della elaborazione espressiva e via dicendo.
Prima di fare cinema studiavo pittura, dunque mi sono trovato ad avere una grande quantità di suggestioni che hanno arricchito la mia curiosità all’interno dei tanti anni di cinema che ho vissuto.
Se si parla di disabilità, una delle cose che mi ha stupito molto che una sera dopo una proiezione di un film che avevo montato ho parlato con un non vedente, che mi raccontava il film che aveva visto. Aveva percepito assimilato, naturalmente con l’aiuto di qualcuno che gli dava le informazioni opportune e necessarie, però aveva una acutezza di analisi tale che non solo mi sono stupito ma mi sono chiesto come questo potesse avvenire.
Avveniva evidentemente perché la nostra intelligenza è molto ampia e dotata. Quando dico che il cinema ha, diciamo semplicemente che il cinema dall’inizio del ‘900 fino a tutti gli anni ’80 ha continuato a evolvere, rinnovare il linguaggio, le possibilità articolative, però quando ho sentito che si stava schematizzando un po’ il tutto, e sono tanti anni che ormai anche il grande cinema continua a vivere di quei patrimoni sedimentati e costantemente in movimento in evoluzione, però c’è un qualche cosa che non si fa più, non si chiede alla nostra elaborazione di essere coraggiosa, di indagare, di produrre del nuovo e di produrre sostanzialmente un qualche cosa che abbia a che fare con le nostre attitudini spontanee che sono lì sopite, che aspettano di essere rimesse in gioco perché, penso che tutto quello che noi impariamo in genere sostanzialmente lascia da parte una grande quantità di nostre altre possibilità e attitudini e possibilità espressive.
Dunque, diciamo che i mestieri del cinema possono essere portati a diventare materia di conoscenza, di scambio, di approfondimento, anche sulla base della curiosità oltre che quella della formazione, però c’è il fatto che se noi si apre il discorso linguistico nello specifico alla possibilità di un incremento non solo nazionale, di tipo culturale, ma anche nella Direzione delle conoscenze delle nostre attitudini spontanee, ovvero delle neuroscienze, possiamo contare sul fatto che la rete della conoscenza… Spesso con i giovani parlo di quello che intenderei e vorrei che fosse in futuro.
Alla scuola dove ho insegnato per molte volte mi hanno invitato a scrivere su un muro una frase perché è uso, ho scritto: dato che non voglio rimpiangere il passato preferisco pensare al futuro.
Il discorso ancora oggi per me che non sono più un ragazzino, conto ancora il tempo che ho di lucidità, lo vorrei spendere nella scoperta di nuove opportunità e soprattutto di nuove relazioni.
Relazioni sulla base di percorsi che ci sono ancora ignoti, ma ai quali possiamo portare il bagaglio di un’esperienza che è andata accumulandosi e che certamente non è da trascurare, ma sulla quale si può ancora fare conto per evolvere e per ragionare in senso anche prettamente sociale.

Pierpaoli: grazie Roberto. Roberto tra l’altro ha anche montato il film “una questione privata” che qui noi al festival del cinema di Roma abbiamo reso accessibile.
Passo la parola a Alberto Simone, regista, sceneggiatore, molti di voi hanno visto l’opera televisiva più popolare, “linda il brigadiere”, però anche altre.
Di grande esperienza.
Prego.

simone
Alberto Simone

Simone: vi ringrazio, ringrazio Stefano di avermi invitato. Sono in rappresentanza della mia associazione 100 Autori, che è l’associazione più corposa che esiste in Italia.
La prima cosa che mi viene da dire è che questa vostra giusta battaglia di riconoscimento di diritti fondamentali gli autori non possono che essere vostri alleati. Sfido qualunque autore che voglia escludere chiunque dalla fruizione di quello che ha creato.
C’è un’alleanza naturale da questo punto di vista.
Quello che mi ha colpito fino a questo momento è stato il fatto di essermi emozionato questa sera, mi sono emozionato dal primo momento quando ha parlato Laura e poi anche gli altri interventi mi hanno dato veramente un coinvolgimento al di là della mia funzione qui, anche l’intervento di risa Borioni è stato emozionante per me.
Riflettevo su questo, cioè che cosa facciamo noi quando mettiamo in comunicazione un essere umano con un’opera di qualunque genere. Adesso stiamo parlando di narrazione, di cinema, televisione, penso che quello che facciamo certamente è fornirgli una storia, delle informazioni su questa storia, su dei personaggi, su delle trami, ma qual è l’esito finale di tutto questo, quello che un autore si augura, anche un montatore e chiunque mette insieme un’opera? Di trasmettere delle emozioni.
Sembra una cosa abbastanza ovvia ma nel momento in cui escludo chiunque dalla partecipazione a un’opera cinematografica oltre a fare qualcosa di disdicevole da un punto di vista civile, fondamentalmente, faccio probabilmente un danno ancora maggiore perché credo che il diritto a provare delle emozioni sia un diritto universale, perché attraverso le emozioni ci capiamo e attraverso le emozioni noi cresciamo, e capiamo anche tutto quello che succede intorno a noi, credo che questa sia una battaglia giusta, sacrosanta, sono contento di essere arrivato a questo punto a conoscere questa realtà quando già esistono in qualche modo delle risposte anche da parte delle istituzioni, dei legislatori, però sono contento soprattutto del fatto che attraverso questi strumenti che oggi la tecnologia ci permetterà possiamo tutti insieme condividere sempre più emozioni al di là delle capacità sensoriali di ciascuno di noi, perché in quel momento qualunque differenza ovviamente scompare, non c’è più nessun bisogno di avere altri sensi per condividere delle esperienze di questo tipo. Grazie.

Pierpaoli: grazie Alberto. Per condividere il cinema, poi sentiremo gli interventi dei rappresentanti del mondo degli esercenti. Invito sul palco Valeria Cotura, Valeria, ci conosciamo da tanti anni, è una ragazza sorda, con un’esperienza anche artistica, perché ha recitato in teatro, ha girato un corto che anni fa ho visto, quattro-cinque anni fa, forse, e quindi lascio a Valeria il microfono e la parola.

Valeria Cotura
Valeria Cotura

Cotura: grazie Stefano per avermi coinvolto in questa iniziativa, in questa tavola rotonda, del progetto Cinemanchìo, la mia esperienza con i sottotitoli è naturale, nel senso che ci sono cresciuta da quando ho iniziato a imparare a leggere è diventato uno strumento naturale.
Nel periodo in cui il cinema non fruiva dei sottotitoli, la RAI in questo ha compensato quella carenza e quindi posso dire di essere cresciuta con i film che proiettavano alla RAI.
Ovviamente i risultati sono stati raggiunti, l’offerta delle sale cinematografie sono aumentate, l’attenzione, ma i risultati ancora ci vogliono.
Posso dire che anche stasera è vero che siamo qua tra noi ma mi spiace dirlo siamo sempre pochi se diventa solo un passaparola tra di noi.
Per stasera mi aspettavo più partecipazione, ci conosciamo più o meno con le associazioni e quindi continuiamo a ribadire.
Il punto è perché dobbiamo sempre aspettare anni, anni per ottenere una sala cinematografica fruibile, non accessibile, ma fruibile.
Si è parlato solo di accessibilità, non ho sentito il riferimento alla fruibilità e all’inclusione.
Le persone devono accedere alle sale cinematografiche come un momento di tutti i cittadini, il cinema è un mezzo, un veicolo, parte della società.
Posso dire che i progressi sono stati fatti, mi ricordo quando ero adolescente e non vedevano bene la presenza dei sottotitoli nelle sale, anche condividendo una lezione, io ho fatto storia del cinema all’università, avevo chiesto al professore di mettere i sottotitoli in modo che potevo seguire meglio.
Parte dei colleghi l’hanno apprezzata, ma molti lo vedevano come un elemento di disturbo.
Non parlo di cento anni fa, in dieci anni è stata una piccola conquista, però non bastano queste piccole conquiste.
Ci vorrebbe un uso corretto della informazione, una maggiore attenzione da parte del settore, mi fa piacere che adesso ci siano questi incentivi verso le produzioni, ma devono essere fatte ancora più.
Perché quando ero più adolescente pensavo che una volta che si attivassero i sottotitoli si sarebbe risolto immediatamente.
Invece no, ti devi rivolgere al produttore, poi al distributore, poi alle sale cinematografiche che lo trovano come un ostacolo perché il pubblico non vuole.
Il pubblico italiano è stato abituato al doppiaggio, ma le nuove generazioni sono più favorevoli alla presenza dei sottotitoli perché è un modo per imparare le lingue straniere.
Mettiamo anche nei film italiani.
Ovviamente se prendiamo un festival internazionale possiamo dire che è accessibile anche per le persone sorde perché magari non c’è la presenza di rumori, però quando parliamo di un film italiano troviamo i sottotitoli in inglese e chi conosce la lingua inglese può seguire.
Non basta, perché magari c’è anche un modo per fruirne di più insieme ad altri spettatori, perché la fruibilità consiste in questo, che posso andare al cinema respirando, proprio così, respirando i sospiri, le risate, le facce anche se siamo al buio, però si percepisce questo con il pubblico.
In tutti questi anni ho sentito: ma tanto ci sono i dvd, c’è sky, non basta perché l’inclusione non sta solo su questo.
Faccio un esempio, io che sono della FIADDA Onlus, abbiamo usato per molti anni questa frase promozionale su questo foglietto che era una cartolina che abbiamo diffuso “vado al cinema realizzo un sogno”.
All’inizio aveva un senso, serviva a colpire lo spettatore, ma adesso no, qua parliamo di un sogno, qui non si tratta di sognare ma di attuare, di ottenere un diritto, un diritto che non solo che è previsto dalla convenzione ONU, anche se questa battaglia è iniziata prima da tanti anni.
Questi piccoli passi, possiamo dire sono stati fatti ma non basta, bisogna ancora lottare, lottare e io voglio sperare che ci sia più partecipazione anche a queste tavole rotonde, a investitore sulle tecnologie e su tante cose e sensibilizzare il pubblico a sostenere, tutti quelli che vogliono partecipare.
Vorrei dire tante di quelle cose ma il tempo è molto stretto, quindi per me era importante puntualizzare su questo aspetto, però è capitato che si sono organizzati degli eventi specifici per le persone con disabilità sensoriali, va bene che ci sono stati, ma perché sono sempre stati determinati un determinato orario, giornate, tipo alle ore 17, quando facevo l’università avevo lezione, non potevo andare a vedere una proiezione accessibile. Anche là non si tratta di inclusione, perché tu mi devi dare la possibilità di andare a seguire un film, un passatempo, passare tempo con gli amici, sai quante volte è capitato che una persona sorda per non sentirsi a disagio con altri utenti ha preferito non andare al cinema.
Un altro esempio, non perché voglio ricordare l’esperienza, la bravura di un produttore ma per capire anche da parte della stampa, dei media che su questo tema non c’è molta attenzione o meglio non viene sempre affrontato in modo giusto, perché nel 2010 il produttore fandango aveva realizzato pellicole, anche se adesso non se ne fanno più, si usano altri sistemi, e io ero presente alla conferenza stampa della presentazione del film di muccino “baciami ancora” che con quel tipo di cast poteva avere una risonanza. Alla conferenza stampa c’erano tutti i giornalisti, delle più grandi testate giornalistiche avessero mai scritto una parola su quell’evento. Sono rimasta molto dispiaciuta che non è stata fatta questa dichiarazione, perché è stato un produttore coraggioso, ha fatto un investimento per fare dieci pellicole in tutta Italia.
Ricordiamoci che quando parliamo di sottotitoli nella esperienza di Roma da quasi 15 anni esistono delle sale che proiettano film in lingua originale e quindi c’è la presenza dei sottotitoli, ma nelle altre città italiane non esisteva. Mi è capitato di confrontarmi con altre persone sorde, che studiano cinema, mi dicevano proprio che non esisteva questo fenomeno.
Dobbiamo tenere conto di questa realtà, di come si è progredito, ma non può essere che un evento come quello, volendo anche il festival che è stato realizzato da Pierpaoli e da Laura con Roma film fiction, e qua in questo festival, lì è stato trattato, però sempre nelle testate rivolte al mondo delle associazioni e non a tutto il settore.
Io, come ha detto Stefano, essendomi laureata in storia del cinema, ho fatto corsi di recitazione, su questo rimandiamo a un altro momento perché ho le mie crisi di identità. Mi sono confrontata con gli artisti, con il settore appunto sia cinematografico che teatrale, ovviamente ho aperto un nuovo mondo a molte persone e ho fatto molta informazione.
Ma c’è molta confusione sempre rivolto al mondo della disabilità.
A come elemento di inclusione, elemento di distribuzione per tutti i cittadini, perché è qua che dobbiamo fare come rivoluzione culturale non solo di aumentare le proiezioni dei film, ma deve diventare un modello quasi che rientra nella normalità, questa è la rivoluzione culturale che voglio fare, che aspetto da anni, mi sono stancata di ripetere.
Mi sono anche allontanata, poi negli ultimi anni sono nate tante associazioni che si occupano della promozione di prodotti offerte con i sottotitoli e si considerano dall’oggi a domani i primi ad avere rivoluzionato quando in passato ci sono state tante persone, ma in passato non c’erano i social, che ormai fanno vedere una determinata realtà e non fanno vedere quello che è successo prima.
Io parlo come esperienza da giovane, ho fatto tantissimo come anche la FIADDA Onlus, e come tante altre persone, queste persone nuove che subentrano ogni tanto si devono documentare di quello che c’è stato prima.
È importante parlare del futuro senza dimenticare il passato e il presente e purtroppo i social su questo a volte coprono la verità.

Pierpaoli: grazie Valeria. Siamo in ritardo, Rita deve andare via, grazie.
Per arrivare a questa rivoluzione culturale, per fare partire, lavorare questo processo di inclusione sociale, l’elemento fondamentale, un elemento fondamentale è la sala cinematografica come luogo di aggregazione, di fruizione, di proposta all’interno delle comunità umane e quindi di riferimento per creare un’onda di coinvolgimento e di condivisione del prodotto culturale.
Su questo argomento sentiamo l’intervento prima di Giorgio Ferrero e in chiusura di Marco Asunis.

Ferrero: ho ascoltato tutti molto attentamente e devo dire che come aveva detto prima chi ha rappresentato i 100 Autori, Alberto Simone, che è vero che mi hanno colpito e mi hanno toccato profondamente. Per prima cosa vorrei, dato che sia bruno che la dottoressa Borioni sono stati molto concreti, vorrei rispondere concretamente a chi ha detto che alla fine facciamo delle convention, parliamo di argomenti e siamo solo noi.
Fortunatamente mi trovo in un luogo che è la Lazio film fiction e sono ancora Presidente oltre che rappresentare oggi la nazionale, mi prendo l’impegno di divulgare come ANEC Lazio, sono il Presidente, lo posso fare, è giusto divulgare, fi prego di comunicarci tutte le informazioni che potete divulgare a tutti gli esercenti del Lazio. C’era bisogno di concretezza in questa convention, è giusto essere concreti.
Mi dispiace che non conoscevo l’applicazione e la voglio divulgare io personalmente. Voglio essere su questo argomento in maniera determinante già a partire dalla settimana prossima.
Come invece rappresentante dell’esercizio cinematografico dobbiamo dare delle risposte e sono d’accordo con l’intervento fatto prima, ma anche del maestro Perpignani, che ha fatto comprendere un po’ tutto in maniera elegante e con parole…
Dobbiamo essere concreti, siamo pronti a partecipare al tavolo dell’ANICA, sono uno a destra e uno a sinistra che prendono tutto il tavolo, entrambi sono molto importanti come rappresentanti.
Come ANEC parteciperemo a questo tavolo, è giusto partecipare e divulgare perché veramente siamo in un momento storico importante.
Siamo passati dalla pellicola alla digitalizzazione, il digitale ci permette di fare questo.
Con la pellicola c’erano problemi di stampa anche, chi usufruisce di questo servizio, siamo quelli che proiettano i film, dovevamo ricevere la pellicola dagli altri interlocutori dell’audiovisivo.
Economicamente c’era sempre questo problema, un problema di spese.
Oggi con il digitale non si può più parlare di questo problema, ci sono tecnologie che stanno avanzando, si stanno realizzando dei isp, che ha sostituito la pellicola, ci sono canali che permettono questo.
Siamo in ritardo, ci sono tanti campi, siamo in ritardo, le scuse non sono solo degli esercenti, ma di tutto il mondo, ci dovevamo arrivare con la tecnologia, ci stiamo arrivando, una Legge importante ce lo sta permettendo, anche di rinnovarci.
C’è l’articolo 28 fondamentale, apertura di nuove sale con queste caratteristiche, perché devono essere accessibili a tutti.
Sono felice di avere parlato per ultimo ma proprio perché era tutto perfetto per arrivare per ultimo.
Noi dobbiamo in questo momento essere presenti, ci siamo, siamo pronti e anche la tecnologia ce l’ha permesso grazie, scusate per la premessa iniziale dell’ANEC Lazio, ma come Presidente ci tenevo a sottolinearlo perché siamo nel Lazio e l’impegno me lo posso prendere senza nessun problema.
Grazie.

Pierpaoli: grazie a Giorgio Ferrero per questo impegno di ANEC Lazio che approfondiremo, seguiremo, ci sentiremo presto per portare avanti questo percorso comune. Con Marco Asunis parliamo spesso, entriamo nel vivo delle problematiche legate al territorio, alla sopravvivenza delle sale e al ruolo sociale delle sale cinematografiche e dei circoli del cinema, dei cineclub, delle centinaia sparse per tutto il paese, mi fa piacere che sia di Marco l’intervento conclusivo perché in qualche modo il cineclub incarna quell’esperienza iniziale di tutti noi rispetto a un certo tipo di cinema, di esperienza culturale, di condivisione con gli altri, con gli amici, il film difficile, il film d’autore, che non si trovava nelle grandi sale lo riuscivamo a trovare lì.
Questa presenza è molto significativa per questo incontro, grazie Marco.

Asunis: ringrazio te Stefano per avere dato questa opportunità alla federazione italiana dei circoli del cinema di esprimere la propria posizione, il proprio punto di vista, a me fa enormemente piacere essere arrivato dalla Sardegna per partecipare a questo incontro, ascoltare le diverse posizioni però rappresentare un punto di vista particolare.
È il punto di vista del pubblico, quello che solitamente viene meno considerato.
Per cui vedo nel progetto Cinemanchìo una storia che richiama un po’ la storia intanto della federazione italiana dei circoli del cinema ma soprattutto le politiche culturali della FICC, che si legano in sostanza al valore complessivo dell’associazionismo cinematografico e alla sua funzione nella società.
Quando si parla di interazione tra cinema e associazionismo è fondamentale vederla in un’ottica di un pubblico o per meglio dire di pubblici che agiscono e si auto organizzano nella difesa dei loro diritti per avviare un processo di autoformazione che solo il cinema riesce a sviluppare.
Lo dicevano bene Alberto Simone e anche Valeria Cotura, solo il cinema riesce a fare incontrare le persone per farle discutere e organizzare per obiettivi che possono essere ora culturali, sociali, e perfino politici.
Ritengo quindi che nel progetto Cinemanchìo sia presente questa prospettiva Generale.
È per questo che la FICC si sente compartecipe, coinvolta nella proposta, anche perché già la pratica in diverse sue realtà, come per esempio da alcuni anni proprio qui a Roma con un festival cinematografico internazionale del corto, che vede la partecipazione attiva di persone che si riconoscono proprio in questo caso nella condizione autistica, e che si serve del cinema come strumento di sensibilizzazione, aggregazione e di inclusione sociale.
Il progetto Cinemanchìo richiama un altro elemento che bisogna mettere in evidenza, che in qualche misura già in qualche intervento è emerso, cioè il tema dei diritti del pubblico, cioè di tutto il pubblico nelle sue diverse sfaccettature.
Ho appena accennato al valore della storia della mia federazione, so anche che è emersa con evidenza nel documentario di apertura di questo festival, 65 volte anac e fra le figure che hanno attraversato l’importante storia della FICC, penso per esempio al suo primo Presidente, Antonio Pietrangeli, e poi altre figure straordinarie, come quella di cesare Zavattini.
Riccardo Napolitano, Virgilio Tosi, Cecilia Mancini e tantissimi altri.
Alcune di loro sono state artefici di una fondamentale operazione legata al tema dei diritti e che qui mi pare opportuno in qualche modo richiamare, la FICC è stata tra le fondatrici nel 1947 della federazione internazionale dei circoli del cinema che ancora oggi si riunisce con circa 50 federazioni nazionali, sparse in tutti i continenti.
Questo è un fatto che tanti non conoscono, ma che ha un valore culturale e politico sul piano internazionale straordinario.
Ebbene, nel 1987 a Tabor, nella ex Cecoslovacchia sotto la presidenza di Lizzani che ne racconta l’importanza nel suo libro “il lungo viaggio nel secolo breve” si svolge il 26° congresso del circolo dei cinema.
Sotto l’impulso dei delegati italiani, Masala, e De Santis esattamente il 18 settembre di 30 anni fa venne deliberata la carta dei diritti del pubblico. La cosiddetta carta di Tabor, che consta di dieci semplici articoli che sanciscono percorsi e linee di riferimento per il raggiungimento di diritti dal punto di vista specifico del pubblico.
Sono trascorsi 30 anni da allora ma io ritengo che la loro forza resti immutata al punto che la stessa federazione internazionale continua a farne punto di riferimento per le sue azioni politico-culturali.
Vorrei Leggere senza commentare semplicemente tre dei dieci articoli, sono brevi.
Il due e il quattro e il cinque, e chiedere a Stefano se riconoscono come progetto Cinemanchìo con questi tre articoli.
Due: il diritto all’arte, all’arricchimento culturale, alla capacità di comunicazione, fonte di ogni mutazione culturale e sociale è un diritto imprescrittibile.
È garante di una vera comprensione tra i popoli solo mezzo per evitare le guerre.
Quattro: i diritti del pubblico corrispondono alle possibilità di uno sviluppo Generale delle facoltà creative, le nuove tecnologie devono essere utilizzate per tale obiettivo e non per la alienazione di massa.
Articolo cinque: il pubblico ha diritto di organizzarsi in modo autonomo per la difesa dei propri interessi, per raggiungere tali obiettivi le associazioni del pubblico devono potere disporre di strutture e mezzi posti a disposizione dagli enti pubblici.
Questo ultimo articolo in qualche modo mi fa richiamare la seconda considerazione che vorrei fare, che entra in un confronto bonariamente dialettico con le cose che diceva il mio amico Zambardino.
La nuova Legge sul cinema e audiovisivo in relazione a quello che si è detto corrisponde ai bisogni e ai diritti riferiti a quel rapporto che esiste tra il sistema di comunicazione di massa e la società, cioè quel rapporto tra il cinema e il pubblico, questa nuova Legge, quando entrerà in vigore, risponderà ai bisogni reali della società, ai diritti dei nuovi pubblici oppure si caratterizzerà come puro strumento finanziario di un’industria del cinema e audiovisivo con lo sguardo rivolto più al mercato e alle sue logiche io credo che queste non siano domande di poco conto, visto che stiamo parlando di un ministero che di cultura dovrebbe occuparsi e penso non di altro.
Di cultura. Vorrei a questo proposito suggerire un interessante articolo uscito proprio stasera, un articolo di Ugo Baistrocchi, che affronta proprio questo elemento, vorrei salutare anche il direttore dei Diari di Cineclub, Angelo Tantaro che è qui presente, una considerazione, la Legge sul cinema è stata così rapida nei due passaggi parlamentari di camera e senato, come mi pare sia stata così tanto lenta nella sua concreta attuazione, ancora stiamo aspettando.
Una Legge che sarebbe dovuta partire dal primo gennaio 2017 e invece è ancora ferma al palo con tutte le conseguenze negative che si stanno sviluppando a cascata, effetti pesanti che stanno colpendo anzitutto gli anelli più fragili del sistema cinema, quelli meno tutelati, come l’associazionismo.
L’inizio non proprio esaltante lo ricorderete tutti, gennaio 2016, il ministro che in un iter già avviato espropria dalle mani della commissione cultura una proposta di Legge sostituendola con una sua…

Pierpaoli: scusami Marco…

Asunis: per chiudere vorrei semplicemente che proprio l’altro ieri tutti voi avrete saputo di questa notizia a proposito del comitato internazionale olimpico che quasi non c’entra con il discorso che stiamo facendo, che ha proposto e ha promosso i videogiochi nella loro attività sportiva, in realtà il cio è arrivato secondo rispetto a questa promozione perché già il Mibact lo ha considerato come una espressione culturale.
Vorrei dire per concludere che in questa barricata dove in qualche modo sono emersi poteri forti, legati a interessi ugualmente forti, e dall’altro lato ci sono gli interessi deboli come quelli rappresentati in qualche modo dal progetto Cinemanchìo, la FICC certamente non ha altro da pensare che proporsi come schieramento.

Pierpaoli: grazie Marco.

Zambardino: conosco benissimo le posizioni della federazione e sarebbe proprio complesso ribattere a questo tipo di affermazioni.
Il punto di vista del ministero è quello di avere messo a punto un dispositivo che coniuga una duplice esigenza, quella di rafforzare le imprese di questo settore e aumentare le dimensioni anche a livello di visibilità internazionale perché ritiene che questo tipo di incentivi abbiano ricadute significative dirette anche sulla pluralità dei linguaggi, sulla crescita anche di settori più deboli del comparto.
Non avrei un’ottica di contrapposizione ma di complementarietà, credo che le risorse messe a disposizione da questa Legge siano in grado di soddisfare tutte le esigenze sia quelle di tipo economico, produttivo e industriale, sia quelle legate a ambiti che sono sicuramente a fallimento di mercato.

Pierpaoli: ringrazio Francesca Medolago e Giulio Mezzanotte di essere intervenuti oggi qui alla nostra tavola rotonda, naturalmente ringrazio Angelo Tantaro che è nostro media partner con “Diari di Cineclub”.
Abbiamo fatto molto tardi, abbiamo sforato di tanto, se i rappresentanti delle associazioni un minuto però, vi devo chiedere cortesemente di stare nel minuto altrimenti ci cacciano via.
il Presidente Fratta.

Fratta: un minuto. Lancerei una specie di sfida, l’audiodescrizione non deve essere pensata come un dono generoso per un pubblico tra virgolette debole, perché in realtà una buona descrizione aiuta a vedere meglio. Ne abbiamo la prova nelle audioguide ben fatte, nelle audiodescrizioni ben fatte delle opere d’arte che abbiamo sperimentato nei musei torinesi, e non è vero che il museo della RAI sia il primo e l’unico, a Torino in particolare c’è una grande attività promossa anche dalle nostre associazioni sull’accessibilità culturale nei musei.
Abbiamo sperimentato che l’immagine adeguatamente e accuratamente descritta viene vista meglio da tutti, non solo aiuta il non vedente ad accedere a una forma d’arte altrimenti difficilmente accessibile, ma è per tutti.
Anzi penso che in prospettiva i film audio descritti saranno apprezzati anche dal pubblico vedente.

Pierpaoli: grazie. Adesso un intervento da parte Rosario De Caro consigliere dell’Ente Nazionale Sordi provinciale.
De Caro: buonasera a tutti, grazie per essere qui, vorrei solo aggiungere due parole a quanto detto da Valeria Cotura. Sono pienamente d’accordo e in questa occasione certo voglio solo aggiungere il fatto che noi sordi quando andiamo al cinema a vedere un film, e soprattutto se si tratta di cinema italiano, lo vediamo sempre senza sottotitoli, quindi ci dobbiamo affidare ai film stranieri, internazionali, e fino a oggi, qui in Italia, questo metodo dei sottotitoli è sempre assente, non c’è, per noi rimane un sogno mai realizzato.
Per quanto riguarda me stesso, per lavoro, anche per affari personali mi sono diretto spesso in Medioriente e lì ho potuto notare come la televisione sia previsto il servizio dei sottotitoli al cento per cento magari ci fossero stati, paesi poveri.
Ancora oggi l’Italia in questo non è accessibile.
Soprattutto noi pensiamo anche ai nostri bambini piccoli, sordi, in quanto noi genitori o nonni ci teniamo a raccontare quello che era il cinema italiano tradizionale, come la storia di Totò, magari ci piacerebbe farglielo vedere, essendo film vecchi manca di sottotitolazione.
Come possiamo noi insegnare a loro quella che era la storia del cinema? Noi sordi stiamo aspettando che questo sogno si realizzi, vogliamo che i sottotitoli ci siano e come si sia diritto nostro e di tutte le persone udenti e di tutta la comunità sorda che non ha potuto mai vedere un film italiano con i sottotitoli. Ci auguriamo che possa avverarsi.

Cotura: dopo andiamo al cinema… Il sottotitolo è partecipazione, autentica democrazia.
È un concetto di progettazione universale, riguarda veramente tutti. Passaggio culturale che dobbiamo fare in questo paese è che tutti debbano sentire di essere partecipi proprio perché il sottotitolo li può arricchire, un passaggio che dobbiamo fare.
Sul contratto RAI avrei una serie di criticità perché siamo fermi da cinque anni, è un modo di recuperare il dialogo spero, una volta si riuniva la sede permanente il tavolo di confronto, questo ci manca da cinque anni.
È già accaduto nella RAI, siamo già passati al digitale, non c’è solo le reti tradizionali, generaliste, c’è molta produzione che va oltre il generalista.
Per esempio i programmi culturali di sera, dalla mezzanotte sono culturali, dovremmo investire su questo e non fermarci alla mezzanotte.
Grazie.

Pierpaoli: chiudiamo questa tavola rotonda, noi vogliamo sottolineare sempre l’aspetto principale del progetto Cinemanchìo, l’accessibilità è importante, è un diritto, ma quello che più ci preme è il percorso culturale che questa accessibilità deve stimolare e il processo di inclusione sociale che deriverà da questo percorso culturale che produrrà la proposta di Cinemanchìo in tutta Italia, insieme alle associazioni, insieme ai singoli cittadini, in un rapporto di forte collaborazione con il mondo del cinema, di grande propositività con le Istituzioni, con i media che finalmente ci auguriamo comincino a parlare di queste iniziative, di queste realtà che si muovono in maniera così rivoluzionaria.
La nostra proposta siamo convinti non può che essere tale, per un fatto storico, per un fatto di rottura rispetto ad alcune cattive abitudini che ancora ci sono in Italia, ma siamo più che convinti che entro due anni noi realizzeremo la piena accessibilità culturale in questo paese.
Questo è un impegno che ci prendiamo qui di fronte al mondo del cinema, ai rappresentanti dell’associazionismo, delle Istituzioni, questo percorso passo dopo passo prenderà sempre più piede. Le nostre proposte adesso verranno messe sul tavolo che grazie all’intervento di ANICA verrà realizzato a brevissimo, già spero entro fine anno di dare ottime notizie, non alle categorie, ma al Paese.
Grazie a tutti.
Buona serata.